Inarrestabile da qualche anno l'avanzata di quella che i francesi chiamano 'sandale plateforme', 135 grammi di cuoio, 7 millimetri appena di tacco. Un ventata di leggerezza nella moda, è stato detto, scarpe piatte, finalmente comode, ma non prive di personalità.
Prodotte per la prima volta dalla Repetto, storico marchio di scarpe di danza, le ballerine sono entrate di prepotenza nelle collezioni di grandi maison e celebri couturier. Ken Scott, Fendi, Chanel, Roger Vivier, Colette, Marc Jacobs, Chloe, Azzedine Alaia (indimenticabile sulle passerelle Naomi Campbell con ballerine e tutù) ma anche Diesel, Adidas, Puma, Kicker. Declinate in tutti i colori, nei tessuti più diversi. Pelle, cuoio, coccodrillo, pitone, zebrate, tigrate, a pois, a righe, bicolore... portate sul grande schermo dalla divina BB, diretta da Marc Allegret nel film 'En effeuillant la marguerite'. Una scarpa nata quindi per necessità.
Rose Repetto abita a pochi passi dall'Opera di Parigi, suo figlio, danzatore e coreografo, da lì a poco avrebbe lasciato le palais Garnier per fondare a soli 23 anni i Ballets des Champs-Elysees accanto alla sua musa (e moglie) Zizi Jeanmaire. Roland lavora moltissimo. I suoi piedi e il suo fisico sono sottomessi alla tortura della sbarra quotidiana, delle interminabili prove, degli spettacoli di pirouette e entrechat. Rose crea una scarpa particolare rubando il 'segreto' alla fabbricazione dei guanti.
Roland Petit lavora con Jean Cocteau, Boris Vian, Pablo Picasso, Jacques Prevert, Leonor Fini, scenografa, pittrice, disegnerà il logo della Repetto. L'ascesa è inarrestabile. Repetto sembra non avere concorrenti sul mercato. In scena, nella quotidianità, tra le star del momento. Brigitte Bardot, ex allieva del Conservatorio di danza parigino, scopre le ballerine. Le chiede in vernice rossa, per la città, per interpretare il sensuale mambo nel film 'Et Dieu... crea la femme', inseparabili dalle 'petites robes' e dai pantaloni alla pescatori in tela vichy. Per il marchio è la grande svolta.
Impossibile non esaudire i desideri della donna più amata del
ema internazionale, dopo il successo travolgente del film di Roger Vadim, 'Et Dieu...crea la femme'. Nasce il modello 'cendrillon', cenerentola. Divino sotto abiti e pantaloni-corsaire, graditissime durante le colazioni fuori porta o in città. Le ballerine?
Vere e proprie star del momento. Sostano (e acquistano) in rue de la Paix Serge Gainsbourg, che adotta il modello Zizi versione bianca, Mick Jagger e Claude Nougaro accanto alle nuove fashion victim, Cameron Diaz, Karen Mulder, Kate Moss, la prima ad indossare il modello 'leopardo', Celine Dion che recentemente ne ha ordinate 36 paia, il cantante Benjamin Biolay, Sarah Jessica Parker, lanciata dal seriale tv 'Sex and the city', particolarmente affezionata la modello culto della maison, 'Belinda', tacco rettangolare e
turino chiuso da bottone.
Nel 1987 tre anni dopo la morte di Rose, Roland Petit e Zizi Jeanmaire cedono l'azienda ad un gruppo di imprenditori americani.
L'operazione si trasforma in un boomerang. Investimenti sbagliati, debiti, gestione poco oculata del marchio. Era cambiato lo stile, la
a, le Repetto non erano più le scarpe tanto amate un tempo dai giovani".
Ingegnere del suono, pdg di Reebok France, Jean Marc Gaucher, oggi alla guida del marchio, alla fine degli anni '90 decide di fare la sua offerta. "Avevo un'idea molto precisa". Repetto doveva rientrare tra i marchi del lusso, meravigliosa immagine della danza classica, al quale deve la sua gloria e il suo successo. Un'avventura tutta in salita. Una sfida vinta.
Il patron di Repetto ha ordinato una 'serie limitata' di ballerine a Issey Miyade e Yohij Yamamoto, lussuossime, dorate e in lame'. Il segreto del successo? La lavorazione. Artigianale, naturalmente, perche le mitiche ballerine Repetto sono ancora realizzate a mano. Centocinquanta impercettibili gesti, per realizzare una scarpa, una impronta creata in appena 22 minuti. Lo scorso gennaio è stata immessa sul mercato una quarta linea di prodotti per far fronte ad un numero maggiore di richieste (oltre il 50% di vendite in più) per un giro di affari, nel 2006, di 18 milioni di euro. Grazie a Jean-Marc Gaucher è cambiata anche la strategia dell'azienda. Si punta al Giappone e agli Stati Uniti con boutique a Tokio, New York,Beverly Hills.
Nomi eccellenti dello star system, tra i clienti Repetto accanto a 90, fedelissime, etoile della maggiori compagnie di danza del mondo, dall'Opera di Parigi al Marinskij di San Pietroburgo, che 'affidano' i loro piedi agli strateghi dello storico marchio. Non solo fashion per la maison Repetto, da anni si studiano dunque tecniche rivoluzionarie e sperimentali per le scarpe di danza, affidate a studiosi e ricercatori dell'Università Paris-Orsay. L'obiettivo è creare una scarpe più comoda e soprattutto più silenziosa. Jean - Marc Gaucher non smette di stupire e di sorprendere. "La provocazione? Fa parte della mia vita e del mio lavoro", ha recentemente affermato.
E per il futuro accanto alle sempre verdi 'Demeter' e 'Sophia' con lacci neri e lunghi nastri di raso, 'Erotic'e 'Baya', ispirate al tango, in vernice nera e
turino alla caviglia, 'BB' e 'Claquette' con bordino in grosgrain e fiocchetto (disponibili anche in oro anticato), red carpet, prossimamente, per le Repetto ispirate all'universo del cabaret e del
al.
Fenomeno non solo francese, le ballerine furono 'riscoperte' anche in Italia, durante i favolosi anni '60. Atelier romani e storiche griffe si contendevano l'esclusiva. Stefania Albanese, stilista, erede e proprietaria del marchio 'Enzo of Rome', ricorda che "tra gli anni 50 e 60 nella boutique di via Veneto si vendevano solo ballerine. La produzione continuò sino alla fine degli anni '80 tanto che, per far fronte alle numerose richieste - spiega- trasferimmo i laboratori in Thailandia, a 30 chilometri da Bangkok".
"Fummo i primi a creare le ballerine 'gioiello' con frutta e fiori, con gli animali (i topi, diventati un must della casa), con preziosi incastonati nel tessuto. Era nata la ballerina habillè e - aggiunge l'Albanese - Un'assoluta novità, una rivoluzione rispetto anche alle originali francesi, indossata delle dive della Hollywood sul Tevere come Ursula Andress e Raquel Welch, ma anche da Juliette Greco, che veniva nella capitale direttamente da Parigi. Il futuro della ballerina? - conclude - Qualità, competitività, esclusività. Solo in questo modo potremmo vincere la sfida del futuro".
Anche negli atelier di Gattinoni, la ballerina fuororeggiva intorno tra gli anni '50 e '60. "Audrey Hepburn, la protagonista di 'Guerra e Pace' era un'habitue'e di via Toscana - racconta il presidente della storica maison - Proprio in quegli anni Fernanda Gattinoni creò le prime ballerine per la grande attrice da indossare sotto gli abiti 'stile impero'. Regalo gradito -aggiunge- diventarono indispensabili nel suo guardaroba e sul set. Audrey Hepburn le prediligeva nere, possibilmente di vernice, anche se la fondatrice di Gattinoni le regalò anche un paio a pois. Rivoluzionarie per l'epoca". Un trend che continua a conquistare la storica maison, diretta oggi dallo stilista di origine venezualana Guillermo Mariotto.
Questa'anno in Campidoglio durante la sfilata A-I 2007-2008 l'agguerrito e iconoclasta direttore creativo ha lanciato la ballerina con inserti di metallo. Più aggressiva, sfoggia uno straordinario sex appeal, lontano dalla leggenda che la vuole icona di virginale purezza. Quasi sacrale come le ballerine di vernice con elastico e trafori di Miu Miu, le scarpe di papa Benedetto XVI. Scarpe basse, bassissime, una ballerina rivisitata e molto accollata, di velluto russo con logo ricamato in oro.






