a fa bene al cervello
La
a? Una panacea, come cibo, sesso e sport. Suoni e melodie fanno bene al cervello e non a caso si usa dire "E'
a per le mie orecchie" per stare a significare che qualcosa ci è particolarmente gradita. La
a infatti fa bene, cioè dà piacere, come assumere alcool o droghe. Il suo speciale potere è quello di suscitare sentimenti e risvegliare emozioni, modificando stati d'animo e comportamenti. Ed a sostenere che note e melodie facciano bene non solo all'apparato uditivo ma anche al cervello sono anche gli scienziati. Che ora stanno cercando di capirne il perché.
Studi e ricerche del resto esplorano il fantastico mondo delle note da tempo completando o smentendo i risultati, ma unanimi nel confermare che il cervello reagisce alla
a attivando alcuni centri del piacere, gli stessi che vengono stimolati durante le cosiddette 'attività gratificanti', come mangiare, fare sesso, giocare, fare sport e per alcuni, usare tabacco, assumere alcolici e anche droga.
"A differenza del cibo e del sesso, la
a è un'attività astratta, quindi 'indipendente' da un diretto e concreto intermediario con specifici valori biologici" afferma Maria Paola Graziani, psicologa del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La spiegazione va quindi ricercata più in fattori antropologici, etici e sociali
"Oggi la
a", continua l'esperta, "ricopre per lo più ruoli di intrattenimento, ma nelle società primitive la pratica
ale era legata a esigenze primarie, quali simboli, ritualità, espressioni di identità totemiche e accompagnava, con cibo e sesso, rituali come la caccia o l'iniziazione e addirittura la guerra".
Ciò che non è ancora chiaro è però quale sia l'area del cervello che sa apprezzare la
a. C'è chi sostiene sia l'emisfero destro, quello che coglie i processi emotivi, mentre altri studiosi hanno dimostrato che anche l'emisfero sinistro, quello preposto ai processi logici, è altrettanto coinvolto. Le reazioni sono molto più complesse: i diversi elementi che compongono la
a (tono, ritmo, melodia) si distribuiscono su entrambi gli emisferi cerebrali.
Emblematici e provocatori per la scienza i casi di alcuni
isti come Maurice Ravel che, via via che la sua malattia al cervello avanzava, si diceva in grado di comporre la
a nella testa ma incapace di scriverla sul pentagramma. Ma anche le esperienze del compositore Vissarion Shebalin sono calzanti secondo gli studiosi.
Colpito da ictus, il compositore pur non riuscendo a parlare e a capire il linguaggio, era invece in grado di comporre, di insegnare ai suoi allievi, ascoltandoli e correggendo le composizioni.
La
a si conferma inoltre come un 'linguaggio universale' e si ritiene che la capacità di apprezzarla sia connaturata nelle persone ancora prima della nascita, nel grembo materno. Una delle ipotesi più recenti è che l'area del cervello coinvolta dalla
a sia collegata alle parti legate alla memoria, alle emozioni, all'apprendimento, per cui si associa all'ipotesi che la
a abbia effetto sulla memoria, aiuti i bambini ad apprendere più facilmente e gli anziani a conservare più a lungo le facoltà intellettuali.
Tesi molto accreditata è che la
a potenzi solo fasi di concentrazione e resa delle abilità individuali, come dimostra l'impiego di diffusione sonora nelle stalle per stimolare la produzione di latte. Ma anche nella grande e piccola distribuzione melodie scelte accuratamente vengono utilizzate, ad esempio nei supermercati, per sviluppare comportamenti di consumo, fra gli umani.
Qualche anno fa sui giornali circolava la notizia che la
a del compositore Wolfgang Amedeus Mozart favorisse la memoria e l'intelligenza. Oggi, "l'effetto Mozart" non è più sostenuto dai ricercatori, mentre si ritiene che i bambini che studiano
a abbiano una "marcia in più", rispetto ai piccoli che non hanno avuto a che fare con note e spartiti, nell'apprendimento della matematica. E la marcia in più si riferisce però alle operazioni tra frazioni che sono la parte aritmetica della matematica.
Se invece parliamo di armonia razionale, secondo gli esperti lo studio della
a implica la conoscenza dei logaritmi binari che sono gli elementi fondamentali dell'informatica contemporanea. Ma "come per la matematica, per cui i bambini stimolati alla logica utilizzerebbero diverse capacità cerebrali, è difficile dire se i bambini nascano con una struttura cerebrale peculiare.
Comunque, qualunque siano i meccanismi per i quali la
a ci dà piacere, gli scienziati sono d'accordo fra loro: ascoltarla non
può che farci bene in modo 'olistico' e globale.



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